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La musica viene considerata da molti come un mezzo importante per allenarsi ed incrementare la propria performance sportiva; ciò è vero a patto che si faccia un distinguo tra i vari sport ed atleti.
Nella corsa a piedi, per esempio, alcuni soggetti (soprattutto principianti, ma non solo) sostengono che la musica rappresenti una fonte inesauribile di energia, attraverso la quale è possibile proseguire il proprio percorso senza troppi affanni e con la giusta carica emotiva. Altre persone, invece, pensano che la musica determini una riduzione della concentrazione e, di conseguenza, della performance.
In ogni caso, i primi consigli da prendere in considerazione (ed eventualmente seguire) sono quelli che derivano da chi ha praticato quel determinato sport da molti anni e possiede quindi una certa esperienza. In questo senso, molti corridori di razza disdegnano la musica, perché credono che sia un mezzo in grado di ridurre la concentrazione sui vari movimenti del proprio corpo.
Ciò che rende veramente forte un atleta non è tanto il fatto di utilizzare o meno un determinato elemento accessorio, quanto quello di seguire allenamenti di assoluta qualità. Se l’atleta ama ascoltare musica ed è in grado di seguire attentamente il proprio allenatore e portare a termine il proprio programma di allenamento, allora significa che può associare tranquillamente l’allenamento alla musica.
Durante una seduta in palestra, invece, ascoltare musica può, quasi sempre, essere molto utile, soprattutto se l’allenamento prevede pause molto brevi tra una serie e l’altra o tra un esercizio e l’altro.
Esperimenti scientifici svolti
Alcuni scienziati hanno teorizzato che vi sia un collegamento tra la musica ed il movimento, scoprendo che nei bambini di sette mesi c’erano dei legami multisensoriali tra il sistema dell'udito e la parte motoria.
Secondo uno studio del dipartimento di fisica dell'Università californiana di Irvine, l'ascolto della sonata K.448 di Mozart migliora significativamente la capacità di ragionare ed aumenta il metabolismo cerebrale in alcune zone del cervello importanti per le funzioni cognitive.
Altro
Anche in altri settori la musica viene considerata come uno strumento per migliorare le performance, basti pensare alle mucche, che quando si diffondono brani di musica classica nelle loro stalle fanno più latte, oppure alle sale operatorie, ove la musica è una costante per ridurre l’ansia ed aiutare la concentrazione e il ritmo dei movimenti.
Un noto medico italiano è convinto che la musica aiuti a tenere il ritmo, ma non solo, molti studi hanno dimostrato che la musica ha effetti terapeutici; recenti ricerche ci raccontano come la musica aiuti lo sviluppo del cervello dei feti quando la madre ascolta musica sinfonica.
La musica può avere effetti importanti, ma non è doping, questo no: la musica è solo qualcosa che aiuta a migliorare la vita!
Archie Moore, pugile degli anni Cinquanta e campione del mondo dei massimi, si allenava chiedendo al sassofonista Lucky Thompson di suonare a bordo ring. Ascoltare il jazz, diceva Archie Moore, mi aiuta a prepararmi al meglio ed essere il più forte. Possiamo credergli visto che ancora oggi, mezzo secolo dopo, detiene il record degli avversari messi al tappeto: centoquarantacinque.
NB: tra le varie fonti utilizzate nell’articolo citiamo repubblica.it
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