|
[Articolo tratto da: Metabolismo degli amminoacidi nell’attività fisica: solo sintesi proteica? – relatore: Claudio Stefanelli delDipartimento di Biochimica dell’ Università di Bologna. claudio.stefanelli@unibo.it - Corso residenziale di aggiornamento: Alimentazione ed Attività fisica 13-14 maggio 2005 Imola; pag. 55-56]
Fabbisogno proteico nei soggetti fisicamente attivi
Un quesito logico è se un’attività fisica regolare implichi un accresciuto fabbisogno di aa. Il presupposto di questa domanda è che nelle attività dinamiche, come corsa e ciclismo, gli aa sono attivamente ossidati, mentre le attività in cui viene sviluppata la forza portano all’ipertrofia. In entrambi i casi quindi, l’organismo potrebbe richiedere un surplus di aa. In realtà però nessuno studio ha mai risposto con certezza a questa domanda e spesso in letteratura si trovano risultati contrastanti. E’ interessante notare che l’attività fisica svolta regolarmente migliora sensibilmente l’efficenza con cui l’organismo utilizza gli aa, per cui, secondo alcuni autori, in realtà il fabbisogno alimentare di proteine nello sportivo è addirittura diminuito e non certo aumentato. Occorre anche considerare che, in soggetti abituati ad una dieta contenente alte quantità di proteine, la diminuzione improvvisa del contenuto proteico porta rapidamente ad uno stato catabolico delle proteine muscolari, con perdita di massa magra.
Mediamente, la maggioranza di autori ritiene che il fabbisogno giornaliero per soggetti che praticano sport di endurance sia compreso tra 1,2 e 1,7 g/kg di peso in relazione all’intensità dello sforzo, con i livelli più alti riservati agli atleti di elite. Per quanto riguarda invece le attività di forza, viene ritenuto congruo un fabbisogno giornaliero di circa 1,3 g/kg. In linea di massima, se l’alimentazione copre il fabbisogno energetico dell’organismo e contiene una quantità “normale” di proteine, che forniscano circa il 12-15% dell’energia totale, non dovrebbe essere richiesta alcuna integrazione con proteine, anche in atleti durante i periodi di allenamento.
Integrazione con amminoacidi ramificati
L’assunzione di aa ramificati è una pratica molto diffusa tra gli sportivi, per cui gli effetti sul metabolismo proteico sono stati studiati da diversi ricercatori. E’ stato riportato che l’assunzione per via orale di aa ramificati (77 mg/kg) prima dell’esercizio aumenta significativamente i loro livelli sia ematici che tissutali e questo aumento è correlato all’inibizione della degradazione delle proteine muscolari, favorendo quindi l’anabolismo. Risultati analoghi sono stati ottenuti mediante diversi dosaggi e/o tempi di somministrazione.
Il meccanismo mediante cui gli aa ramificati forniti esogenamente esplicano il loro effetto positivo sull’anabolismo delle proteine muscolari è verosimilmente correlato ai meccanismi, descritti nei capitoli precedenti, che influiscono sulla stimolazione della sintesi e sull’inibizione del catabolismo delle proteine. Benchè durante l’esercizio fisico aumenti l’ossidazione degli aa ramificati, non si è mai potuto dimostrare che l’integrazione con aa ramificati provochi un effetto positivo sulla performance conseguente al loro impiego come fonti energetiche. In effetti, diversi studi sono concordi nell’evidenziare che l’integrazione con aa ramificati non modifica significativamente la performance fisica. Quindi, gli effetti positivi degli aa ramificati a livello muscolare sono dovuti sostanzialmente alla loro capacità di favorire l’anabolismo delle proteine.
|